Danke, Sabina, für die herrlichen Tipps!

https://dilei.it/lifestyle/affrontare-evitare-domande-scomode-parenti-natale/1231657/

 

Come affrontare (ed evitare) le domande scomode dei parenti a Natale

“Quando ti sposi?”, “Quando fai un figlio?”, “Ma quand’è che ti sistemi?”. Il repertorio è molto ampio, ma abbiamo studiato una serie di risposte e di tattiche che vi svincoleranno dalle domande fastidiose e imbarazzanti dei parenti

Foto di Sabina Petrazzuolo

Sabina Petrazzuolo

È arrivato il momento dell’anno che tutti, o quasi, attendiamo sempre con gioia, e a volte anche con un po’ di ansia. Perché lo sappiamo che le riunioni di famiglia sanno trasformarsi nei ricordi più belli e indelebili di sempre, se ci va bene, ma sappiamo anche che basta poco affinché diventino un vero e proprio incubo a occhi aperti.

E questo succede soprattutto quando, come nelle peggiori pellicole di Natale, i parenti assomigliano più a serpenti che a persone con le quali condividiamo il DNA, il quale unico scopo è quello di metterci in difficoltà con un terzo grado che farebbe invidia ai migliori film polizieschi.

“Quando ti sposi?”“Quando fai un figlio?“, “Ma quand’è che ti sistemi?”Il repertorio è davvero ampio e più si va in profondità più rischiamo di ritrovarci al centro di uno dei momenti più imbarazzanti di sempre. Per non parlare poi di tutte le fatiche che abbiamo sostenuto in questi anni per svincolarci da tutte quelle aspettative riposte in noi dalla società, le stesse che abbiamo ripudiato per raggiungere l’indipendenza e l’emancipazione, e che durante la cena di Natale, puntualmente, vengono vanificate.

Perché il momento, quello delle domande scomode da parte dei parenti ai pranzi e alle cene di Natale, arriva per tutti. E quando succede non possiamo più sottrarci.

Natale con i parenti serpenti

A meno che non abbiate deciso di ritirarvi in una caverna come il Grinch, o di partire per inseguire il sole caldo dei tropici, anche quest’anno, abbigliati col maglione di Natale regalatovi lo scorso anno, vi toccherà trascorrere e condividere il Natale con la famiglia. E va anche bene in realtà, soprattutto per chi vive lontano dai propri genitori e attende il periodo delle feste per ritornare a casa, per scoprire quanto può essere bello trascorrere del tempo tra gli abbracci e le premure di mamma e papà.

Il vero problema sorge quando, insieme alla famiglia più stretta, vengono invitati anche gli altri parenti. Chi lo ha fatto e perché è opinabile, ma la certezza è che loro sono lì per un unico motivo: farsi i fatti nostri.

Del resto sono le stesse persone, zie e cugine di diverso grado, che durante l’anno ci hanno spiato sui social network chiedendosi come mai avessimo viaggiato da sole, perché nelle nostre foto non compariva mai un uomo e come mai non siamo ancora diventate mamme dato che l’orologio biologico continua a scorrere a suon di tic tac. E meno male che abbiamo scelto di non accettare le loro richieste di amicizie su Facebook! Almeno abbiamo potuto evitare commenti scomodi in mondovisione.

Ora però no, non possiamo più farlo. Perché sembra che proprio che l’unico scopo di alcuni familiari sia questo, venire alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale per tempestarci di quesiti o peggio elargire consigli non richiesti. Insomma, quella delle domande imbarazzanti sembra proprio una tradizione alla quale i parenti non riescono a rinunciare. E chi siamo noi per sottrarci a tutto questo?

Come affrontare ed evitare le domande scomode a Natale

Dimentichiamoci la discrezione, e a volte anche la simpatia e il tatto, e armiamoci di pazienza: ce ne servirà tanta per uscire indenni da questo Natale. Per preparare al meglio la sopravvivenza di tutte abbiamo creato un elenco delle domande più scomode dei parenti, con tanto di risposte e qualche tattica infallibile per evitarle una volta e per tutte.

  1. E il fidanzatino? Questa è una delle domande più diffuse tra i parenti, e proviene di solito tra le zie che si ritrovano allo stesso tavolo delle nipoti under 30 che ancora non si sono sposate. “Non frequento minorenni”“No grazie” e “Il mio principe azzurro è caduto dal cavallo e si è rotto il femore” sono tra le risposte più quotate. Se l’interlocutore è particolarmente tech provate con “Chiedilo ad Alexa”. In alternativa potete sempre salutare con un sorriso e sedervi dall’altro capo del tavolo. A Natale tutto è concesso.
  2. Ma come mai non riesci a trovare nessuno? “Perché nessuno ha avuto il coraggio di sopportarmi come hanno fatto con te!”. Questa risposta è un po’ forte, lo riconosciamo. Ma a mali estremi…
  3. Sei venuta da sola al pranzo di Natale? Questa è una domanda alla quale, tutte le single, sono sottoposte ogni anno e tutti gli anni. Stupite la zia di turno con una risposta filantropica: “No, ho deciso di portare con me il clochard che vive in piazza. Arriva fra poco. Va bene se siede tra noi?”.
  4. Perché non fai figli? Non lo sai che l’orologio biologico scorre per tutti? Per rispondere a questa domanda, una delle più scomode e fastidiose di sempre, il consiglio è quello di prenderla con filosofia, in tutti i sensi: “Ma come non lo sai? Secondo la filosofa e sociologa tedesca Verena Eleonora Brunschweiger, l’unico modo che abbiamo per salvare il Pianeta è non fare figli. Non voglio essere egoista: voglio salvarvi tutti!!!”.
  5. Mia figlia è diventata manager dell’azienda in cui lavora. Tu sei ancora una semplice dipendente? In questo caso varrebbe la regola del “Un bel tacer non fu mai scritto”, ma sappiamo bene che con i parenti serpenti potrebbe non funzionare. La risposta giusta? “Io purtroppo non ho avuto le giuste raccomandazioni”.
  6. Secondo me ti dedichi troppo al lavoro, per questo non trovi nessuno. Senza perdersi in lunghi convenevoli che rischierebbero di generare insoddisfazione da ambo le parti, consigliamo una risposta breve e concisa, che può essere utilizzata in maniera versatile anche per rispondere ad altre domande sui generis: “Secondo me zio ti tradisce!”.
  7. Quando ti sistemi? Questa domanda è un po’ come il prezzemolo: c’è sempre, e svincolarvi da essa è davvero difficile. Che si tratti di lavoro, di sentimenti o di scelte di vita, ci sarà sempre qualche parente che guardandovi negli occhi pronuncerà questa domanda. Il consiglio? Rispondere con un altro evergreen: “E tu che fai a Capodanno?”. Un po’ fuorviante, è vero, ma funziona. Provare per credere.

Se le domande continuano a farsi insistenti e sempre più scomode, ora dopo ora, avete un ultimo modo per svincolarvi da queste. Preparate una playlist con i più grandi successi natalizi e attivatela a ogni domanda, iniziando a ballare e coinvolgendo gli altri commensali. Del resto è Natale, chi oserebbe mai interrompere i festeggiamenti? In bocca al lupo a tutte!

Mille grazie, Margherita!

Smettere di fare figli per salvare il pianeta: la teoria della filosofa Verena Eleonora Brunschweiger

“Non potrei vivere sentendo addosso la responsabilità di far soffrire tante persone in Africa e in Asia solo perché voglio mettere al mondo una nuova persona con i miei stessi occhi azzurri”

A metà dello scorso novembre, il Pianeta ha superato quota 8 miliardi di persone. Una stima ufficiale delle Nazioni Unite, questa, che rappresenta allo stesso tempo un traguardo e una criticità. Una crescita senza precedenti – stando a quanto spiegato dall’Onu – che deve vedere tutte e tutti protagonisti di azioni finalizzate alla salvaguardia della Terra. Basti pensare al fatto che nel 1950 si contavano 2,5 miliardi di abitanti e che, in poco più di qualche decennio, grazie ai progressi della sanità pubblica, dell’alimentazione, dell’igiene e della medicina, il numero di abitanti è incredibilmente cresciuto. Non solo: fino al 1800, la Terra aveva meno di 1 miliardo di abitanti. In soli 12 anni è passata da 7 a 8 miliardi.

Numeri da capogiro che fanno capire quanto la scienza sia d’aiuto per la nostra sopravvivenza. Ma come la mettiamo con la povertà alimentare, la crisi climatica e il generale deterioramento delle esistenze delle persone, soprattutto nell’emisfero australe? La faccenda è complessa. Ad oggi, Circa 2,3 miliardi di persone (29,3%) vivono in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave. Sono 45 milioni i bambini con meno di 5 anni che soffrono di deperimento149 milioni quelli che soffrono di deficit legati allo sviluppo a causa di una mancanza cronica di nutrienti essenziali. Se a ciò si aggiunge che nel 2037 si stima di sfondare il tetto di 9 miliardi e che nel 2080 si prevede un picco di 10.4 miliardi la questione si fa davvero preoccupante.

Nell’opinione della filosofa, sociologa e autrice tedesca, Verena Eleonora Brunschweiger, la soluzione è semplice: per salvare il Pianeta bisogna smettere di fare figli. Per questa teoria è stata fortemente attaccata. Eppure, si tratta di una filosofia di vita già applicata in alcuni angoli del globo. Certo, i temi su cui dibattere al cospetto di una proposta shock come questa sono molti e tutti niente affatto banali. A partire dall’idea – che va per la maggiore – secondo la quale una donna senza figli sarebbe una donna a metà. (Giustamente) Brunschweiger ha rimandato ai mittenti simili accuse, appellandosi ad un sacrosanto principio: quello di autodeterminazione. A detta della Süddeutsche Zeitung la filosofa è l’esperta “childfree” più famosa della Germania. Per provare a capirci qualcosa in più, chi sta scrivendo ne ha parlato con lei in un’intervista, scoprendo che “oltre gli slogan c’è di più”.

“Per salvare il Pianeta bisogna smettere di fare figli”, la filosofia di vita già applicata in alcuni angoli del globo e fortemente sostenuta dall’autrice tedesca

Iniziamo dal principio: la maternità è un valore culturale e culturalmente trasmesso o un istinto?
“C’è un certo istinto, ma esistono donne che non lo hanno, che sostengono di non averlo mai sentito. Esistono donne che hanno un desiderio di diventare mamme pari a zero. Certo, esiste anche l’opposto: donne che non desiderano niente di più di diventare madri. La maggior parte delle donne si trova tra questi due poli. Non dobbiamo però dimenticare che la nostra cultura e la nostra società generano una pressione enorme sulle coppie giovani e soprattutto sulle donne e hanno successo, purtroppo. Molte donne pensano di non valere nulla senza un figlio. Dobbiamo invece ricordare sempre che viviamo nell’Europa del 2022 e abbiamo moltissime possibilità. Mi rattrista molto quando una donna fa il sacrificio di dimenticare se stessa, i suoi talenti e le sue ambizioni solo per fare una cosa che, peraltro, non richiede molto intelligenza”.

La sua teoria si basa su numeri, dati. Eppure, viene tacciata di pronunciare “frasi choc”. Una visione troppo futurista del mondo?
“Vale per Paesi con valori piuttosto tradizionali, come la Germania o l’Italia, soprattutto quella della Meloni e del suo partito. L’idea di istituire un Ministero della natalità ne è la prova. Evidentemente, non ha letto che il cambiamento climatico dipende più che altro dal numero di persone che vivono sul Pianeta. Nel mio libro “Do childfree people have better sex? “A feminist’s journey in the childfree movement” scrivo un lungo capitolo sulla catastrofe generata dalle vittorie dei partiti della destra. Per il Pianeta e per gli abitanti del Sud del mondo la vita è un orrore: non possono venire qui, in Europa, ma soffrono tutte le conseguenze del cambiamento climatico che produciamo noi. Ogni nuova persona significa più emissioni. Questo è un dato che i Paesi più evoluti come il Regno Unito o gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione ma nessuno di loro ha mai detto nulla in proposito.”

La copertina del libro “Do child people have better sex? “A feminist’s journey in the childfree movement” pubblicato nel marzo del 2022 dalla sociologa tedesca

Se le chiedessi di scegliere – senza ipocrisia – tra le parole egoismo e altruismo per raccontarsi quale sceglierebbe?
“Le risponderò certamente senza ipocrisia! L’ipocrisia è dei genitori che raccontano bugie come “Vogliamo un bambino perché amiamo i bambini”. Allora perché non adottate un bambino che già esiste? No, vogliono un mini-loro. Io non sono così. Ogni cosa che faccio la faccio per il clima: non volo, non mangio carne, ho una macchina piccola che uso soltanto nelle emergenze e non ho figli, perché non potrei vivere sentendo addosso la responsabilità di far soffrire tante persone in Africa e in Asia e rischiare di far estinguere tanti animali solo perché voglio mettere al mondo una nuova persona con i miei stessi occhi azzurri.”

Un ragionamento che vi troverà contrari o d’accordo ma che, sicuramente, vi farà riflettere.

Volle Kraft voraus in den Abgrund!

Der 15. November wurde vom UN-Bevölkerungsfonds (UNFPA) als der Tag prognostiziert, an dem der achtmilliardste Mensch auf der Erde – einem endlichen Planeten mit begrenzten Ressourcen – geboren wird. Das führt dazu, dass der Weltüberlastungstag immer früher erreicht wird. Längst ist er im Juli, nicht wie vor gar nicht so vielen Jahren erst im Dezember. Nie zuvor ist die Menschheit so schnell gewachsen. Die Kämpfe um Wasser, Nahrung, Energie und andere Ressourcen nehmen laufend zu – aber was interessiert uns das in Deutschland? Vor allem hier in Bayern ist doch alles noch in Butter! Die menschlichen Geburtenraten sind entscheidend für das Überleben von Tieren, Pflanzen und Menschen, aber was kümmert das ein heterosexuelles Paar in den westlichen Industrienationen, dem im Lockdown halt bisschen langweilig war? Spaziert man als 42-Jährige durch Regensburg, ist man gefühlt die einzige Frau in diesem Alter, die keinen Kinderwagen (in der Regel absolut monströse Ungetüme aus Unmengen Plastik) vor sich herschiebt und kein größeres Kind oder gar zwei oder drei zusätzlich im Schlepptau hat, wobei natürlich alle unschuldigen Passanten akustisch mitbekommen müssen, dass man pro forma lautstarke Erziehungsversuche unternimmt. Auch auf der aktuellen Klimakonferenz interessiert der wichtigste und größte Beitrag zum Umweltschutz wie schon gewohnt natürlich nicht.

Die IPAT-Formel, nach welcher der Impact nun einmal aus Population, Affluence und Technology besteht, ist ja noch nicht mal bis zu den SZ-Journalist:innen durchgedrungen…

Dabei ist es eine Sache, den Klimawandel zu verursachen, den der Globale Süden ausbaden darf. Eine andere ist es, so zu tun, als wäre das Problem der Reproduktion in Deutschland kein Thema, obwohl allein in Bayern 62 000 Kita-Plätze fehlen (BR, 20.10.)! Nicht nur Personal werde gebraucht, auch Fläche – wer vermisst schon Wiesen, Feldhamster usw.? Wie wäre es dann mal mit der augenfälligsten und sinnvollsten Lösung – einer Reduktion des Nachschubs?! Aber nein, ganz im Gegenteil! Die deutsche Politik fördert weiterhin in unnachahmlicher Blauäugigkeit – man könnte auch sagen, in provozierend dummdreister Penetranz – den Ruin des gesamten Planeten, indem das Kindergeld 2023 sogar nochmal angehoben werden soll! Wie hoch soll das eigentlich noch werden? Eine anglophone Freundin schlug vor, ich solle hierzu eine Satire schreiben, das wäre ja nicht mehr zu glauben… Klar, in England bekommt man für das zweite Kind weniger Geld, nicht mehr! Dieses Modell brauchen wir auch für Deutschland, dringendst.

Dazu passt, dass die Feindschaft gegen den weiblichen Körper allerorts bizarre Blüten treibt. Dennoch – die Frauen im Iran brauchen weit mehr als nur das Recht, ihre Haare offen zeigen zu dürfen. Sie müssen zudem von der Zwangsmutterschaft befreit werden – genau wie Frauen hierzulande und überall auf der Welt, denn das patriarchale Dogma, nachdem sich der Wert einer Frau danach bemisst, wie oft sie sich schwängern ließ und idealiter Söhne zur Welt brachte, ist nicht nur in bestimmten Ländern und Religionen lebendig, sondern auch in Deutschland.

Es reicht nicht, sich zu sterilisieren, abzutreiben, die Pille zu nehmen – mit einem Wort lauter den weiblichen Körper schädigende Prozeduren mitzumachen. Es gilt, weltweit endlich die Männer in die Pflicht zu nehmen. Da schlug PETA kürzlich vor, Männern Sexentzug zu verpassen, wenn sie ihren Fleischkonsum nicht zurückfahren – wie wäre es stattdessen/zusätzlich mit Sexentzug, wenn sie weiterhin so tun, als wäre Verhütung reine Frauensache? Als wären Kondome seltsame Objekte, die Kinder aufblasen, um damit Luftballon zu spielen? Als wäre die Vasektomie beim Mann nicht ein wesentlich kleinerer, harmloserer Eingriff als bei der Frau?

Die Regentschaft einer Meloni und ihre Personalentscheidungen bedeuten für Frauen in Italien zappendustere Zeiten; schließlich ist die neue Staatschefin dafür bekannt, bei Anti-Abtreibungs-Veranstaltungen aufzutreten und zu geifern, bis ihr der Schaum vor dem Mund steht.

Zum Glück haben wir aber noch das progressive Ausland. Ein Blick in die ausländische Presse zeigt, dass in Kanada die 8 Milliarden thematisiert werden, ebenso in den USA, in Großbritannien, aber auch in Frankreich, Spanien und Rumänien.

https://www.upday.com/fr/face-a-lexplosion-demographique-ils-renoncent-aux-enfants-pour-sauver-le

Das Tätervolk hingegen, das schon vor Jahren Pornoweltmeister war, hält auch in der Medienlandschaft und der öffentlichen Diskussion einen weiteren traurigen Rekord: das Feiern der deutschen Herrlichkeit, das absichtliche komplette Ausblenden der politischen und ökologischen Lage, um sich ohne schlechtes Gewissen auch 2022 noch reproduzieren zu können, damit es auch ja genügend deutsche Trottel gibt, die Herrn Musks wundervolle Produkte kaufen.

Sich als Deutsche fortzupflanzen, ist zynisch gegenüber allen Menschen, die im Trikont leben und deren ökologischer Fußabdruck winzig ist, ist zynisch gegenüber den Tieren, die unseretwegen aussterben und ist nicht zuletzt schlichtweg von unfassbarer Dummheit, da wir unsere eigenen Lebensgrundlagen heillos überlasten und letztendlich zerstören.

MY BODY, MY CHOICE

Women are adult persons fully responsible for their own choices, right?

Shockingly, this isn’t the case anymore, as states may now ban abortion from conception onward if they don’t think forced childbirth implicates a woman’s right to equality and freedom… But it does. Fundamentally so.

As a childfree European woman, I stand with my U.S. sisters who have to endure such an ignominy. People who want to remain childfree for the rest of their lives must have the right to terminate a pregnancy.

As a radical feminist I fight for classic postulations every day—my body my choice being one of the most important demands.

In Europe too, right-wing forces gain popularity and one of their main goals is always more native kids—at all costs, and if they have to force every single woman to act as a baby incubator and nothing more—so be it! Who cares for the environment or for women’s self-fulfillment?

My online presence has a certain caption I use as background: Against abortion?—Have a vasectomy! As long as I live, I’ll fight for women’s rights—and the right to stay childfree is one of, if not the most crucial one I can imagine.

—Verena Brunschweiger, educator, activist, and author of Do Childfree People Have Better Sex? (Lantern Publishing & Media, 2022) and Fuck Porn

Do Childfree People Have Better Sex? book and Verena Brunschweiger

https://mailchi.mp/lanternpm/lantern-authors-speak-out-onthe-overturning-of-roe-v-wade?e=0fbb1378d5

https://www.youtube.com/watch?v=8mpraH4Uyj0

 

https://www.watson.de/nachhaltigkeit/nah%20dran/518273314-klimakrise-und-der-nachwuchs-3-frauen-erklaeren-warum-sie-keine-kinder-wollen

BN Book Review: Do Childfree People Have Better Sex by Verena Brunschweiger | Review by Peace Akinyode

Thank you s o much, Amanda!

https://www.dailymail.co.uk/femail/article-10847407/Meet-school-teacher-caused-uproar-daring-reveal-recipe-bliss.html

THANK YOU, JM!

https://www.gazettenet.com/Columnist-J-M-Sorrell-46190048

Columnist J.M. Sorrell: Idealized and real mothers

Published: 5/3/2022 3:01:36 PM
Modified: 5/3/2022 3:00:05 PM

Four years ago, I wrote a column about meeting my birth mother for the first time. I remain in contact with her, and I have also found new appreciation for my deceased adoptive parents and the cousins who I remain very close to in my adult years. When I told those cousins I had found birth relatives, they offered much support while reminding me I belong to them. I still smile as I recall their claim to me.

When I embarked on my search, three women were instrumental sources of practical and emotional support. Deb Blanchard has been an honest and compassionate mother figure and friend to me. Her book, “Love Never Leaves,” is a new release available on Amazon. When Deb originally helped me, I did not know her painful story about giving up birth children and then more joyfully adopting her second husband’s daughter.

The first part of her book is a memoir, and the second part is a collection of essays from people on the triad — birth mothers, adoptees and adoptive parents. I feel honored that she included a quote from me on her book cover, and I am in awe of her life’s work to serve all sorts of people on the triad. Buy and read this book!

Paradoxically, a book about making the choice to not have children was also brought to my attention recently. Verena Brunschweiger is a German philosopher, environmentalist, feminist, teacher and writer. Her previous books are in German, and one of them, “Kinderfrei Instead of Childless,” gained international attention and reached number 40 on the prestigious Spiegel list for nonfiction books.

Her new book, “Do Childfree People Have Better Sex,” is Brunschweiger’s first English language book. Despite the provocative title, the book is most focused on the practical environmental and the political feminist reasons to choose not to procreate. She advocates for anti-natalism as an imperative on a planet with limited resources. She also writes about the exploitative nature of procreation from a feminist perspective, and she offers philosophical and ethical analyses to argue that the most responsible choice for humans is to interrupt the pattern of compulsive procreation. Brunschweiger loves children and is a dedicated teacher, and yet she has received serious threats to her safety and life over the last few years with accusations of being the equivalent of a baby killer.

Much as the anti-choice movement in this country is rife with white supremacist influences — to increase population — in Germany a nationalistic pro-natalist culture may not be as overtly racist as during the Nazi regime, but it is insidiously normative. Brunschweiger’s book makes no apologies, has no filters and is too honest and real for people who feel threatened by a perspective that questions a universal status quo. I highly recommend this book.

My parents did not make me feel that I was any less their daughter because I was adopted. While I had a fractured relationship with my mom, she had admirable qualities along with destructive tendencies. I am grateful that I was able to help her and my dad when she was seriously ill in her final months.

Perhaps because of how “adopted” was only a word in my life, I am a big proponent of adoptive parenting. I do not understand why more couples do not adopt children in need rather than going through all sorts of medical difficulty and expense to get pregnant. Brunschweiger explains this as a high form of narcissism — the desire to create a “mini-me” and to not quite die. DNA is not the entire story though. I am the result of my upbringing as well as some inclinations that may be explained by the accident of my birth.

As I reflect on the upcoming Mother’s Day, I consider all of the women who have somehow adopted me at different points in my life. To me, they have been real mothers when I needed them. Aunt Mary, Marion, Cathy R., Deb, Sheila, Mary M., Glenda, and TJ — thank you.

I also applaud the women who are childfree by choice. We may choose to rescue animals, to tend to Mother Earth, to teach or to advocate for people in need. Instead of idealizing motherhood, we can recognize all of the women in our lives who have mentored and inspired us. And of course we can thank our mothers, too.

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